Divario digitale, pmi italiane ancora indietro

In Italia, il digital divide resta un freno allo sviluppo delle imprese. Sette aziende su dieci, infatti, hanno un sito internet, tre hanno aperto profili sui social network. Tuttavia, come sottolinea il rapporto Istat “Cittadini, imprese e Ict 2015”, l’87,6% evidenzia un livello basso, o molto basso, di digitalizzazione. Quasi nove imprese su dieci, quindi. Soltanto il 10,8% delle aziende con meno di 50 dipendenti raggiunge il livello alto, mentre per le imprese con più di 250 lavoratori la quota raggiunge il 41,3%. Le pmi quindi rivelano un rapporto ancora critico con la tecnologia e la digitalizzazione. Va meglio sul fronte della fatturazione elettronica: rispetto al 2014, le imprese che hanno fatto ricorso a tale strumento sono passate dal 5,4% al 15,5%.

E-commerce ancora al palo
Il 70,7% delle imprese ha un proprio sito web, tuttavia, solo poco più di un terzo utilizza la rete per offrire servizi avanzati, come ad esempio quelli legati alla tracciabilità degli ordini online. Sul fronte dell’e-commerce, si muove ancora poco, se solo il 12,8% delle aziende permette ai visitatori del sito di effettuare acquisti o prenotazioni. Un dato su cui riflettere, soprattutto in considerazione del fatto che gli italiani ricorrono sempre più spesso agli acquisti via web, seppur con numeri inferiori rispetto ai Paesi occidentali dove l’e-commerce ha raggiunto maggiori livelli di diffusione. Restano ancora lontani gli obiettivi promossi dall’azione europea che ha fissato al 33% la quota di piccole e medie imprese che hanno effettuato vendite online per almeno l’1% del fatturato. L’Italia è lontanissima da quel traguardo: oggi solo il 6,5% delle imprese ha incluso l’e-commerce nella propria presenza sul web.
Il digital divide è un fattore di esclusione sociale
In Italia, due famiglie su tre (64,4%) impiegano la banda larga che avanza anche grazie alla tecnologia mobile. Il digital divide, però, rimane un fattore in grado di innescare fenomeni di esclusione sociale e contribuire a rendere più difficili i processi di integrazione. Un terzo delle famiglie italiane, infatti, non ha accesso alle conoscenze diffuse attraverso il web. Secondo il rapporto Istat, inoltre, chi ha accesso al web spesso non sa sfruttarne appieno le potenzialità a causa delle scarse competenze.