Italia, sempre di più tra le “nuvole”: +27% per i servizi in cloud

Il mercato del cloud continua a crescere a grandi ritmi in tutto il mondo e anche in Italia. In linea con i dati internazionali, secondo un’analisi dell’Osservatorio Cloud Ict as a Service, School of Management del Politecnico di Milano, anche nel nostro Paese il cloud, con le sue due componenti,  public cloud e cloud enabling infrastructure, ha ottenuto nello scorso anno una crescita di circa il 18% per una somma di 1,77 miliardi di euro. Analizzate separatamente invece, il public cloud ha fatto riscontrare una crescita del 27% per un valore di 587 milioni di euro; mentre la cloud enabling infrastructure, ossia gli investimenti per creare le condizioni tecnologiche che rendono possibile l’utilizzo del cloud, ha fatto segnare un +14% con 1,185 miliardi di euro.

Tutto questo crea una solida base per lo sviluppo di settori come i big data analytic e l’internet of things, anche questi sempre più in espansione in Italia.  

QUALI SETTORI USANO DI PIU’ IL CLOUD

La ricerca ha preso in esame i dati forniti aziende di diversi tipi e dimensioni su tutto il territorio.

Quello manifatturiero, con una fetta di mercato del 23%, rappresenta il settore in cui la spesa in public cloud computing è più alta. Si spende soprattutto per la gestione del processo di distribuzione dei trasporti e dei portali di e-commerce. Al secondo posto, con il 21%, c’è il settore bancario che impiega il cloud in ambito di ottimizzazione dei prezzi di strumenti finanziari, nell’e-learning, per le piattaforme di calcolo e i big data analytics. Telecomunicazioni e media sono sul terzo gradino del podio con il 14% e un utilizzo del cloud basato sui servizi di streaming video, gestione dell’advertising e delle infrastrutture.

Dietro in classifica ci sono invece il settore GDO e retail e la PA nella sanità pubblica, tutti al 9% e subito dopo le assicurazioni con il 5%.

Dall’analisi emerge che maggiore è il numero di dipendenti nell’azienda, più alta è la percentuale di utilizzo dei servizi di public cloud. Nelle imprese con un numero d’impiegati tra 10 e 49 la percentuale di utilizzo raggiunge il 20%; in quelle tra 49 e 250 si sale al 30%.

Discorso simile per quanto riguarda l’area geografica. Le aziende del Nord Ovest spendono un budget maggiore in IT rispetto a tutte le altre dell’intera Penisola.

LE ESIGENZE DEL MERCATO E LE PAURE

I CIO, direttori informatici, delle aziende interpellate, sono concordi nell’affermare che lo sviluppo del public cloud è un elemento fondamentale per rispondere velocemente alle richieste del mercato e dei clienti: l’89% è convinto che li aiuterà a sviluppare nuovi servizi, l’88% che saranno abbassati i costi dell’IT, l’86% che si potrà ampliare il supporto informativo e l’82% che ciò renderà possibile lo sviluppo di nuovi ambiti digitali.

Privacy (38%), con la paura sulla gestione dei dati e costi (31%) sono invece i problemi principali da dover affrontare in questo percorso. Solo il 5% delle aziende interpellate nell’indagine, un dato molto basso, ha già trasportato la maggior parte delle proprie applicazioni in cloud.

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Cloud, il 2017 sarà l’anno della grande migrazione

Il 2017 potrebbe essere l’anno che farà segnare il passaggio definitivo al cloud computing da parte delle aziende. In altre parole, l’anno appena iniziato potrebbe realizzare quella grande migrazione verso la nuvola da parte di aziende di ogni dimensione e dei più diversi settori, facendo registrare un’impennata nel ricorso all’utilizzo dei servizi cloud. Si tratta di una previsione supportata dai dati contenuti all’interno dell’ultimo rapporto stilato da un grande player globale come Cisco. Secondo il report, infatti, l’83% del traffico dati nei prossimi tre anni sarà basato sul cloud computing.

I vantaggi della nuvola

I benefici sono del tutto evidenti: le aziende che ricorrono alla “nuvola” hanno la possibilità di essere sempre collegate a una rete globale a costi contenuti e con l’ulteriore vantaggio di ottenere l’aggiornamento automatico dei dati archiviati. Tuttavia, i vantaggi sono molti di più: la sicurezza dell’infrastruttura e dei dati, il supporto multi – device, l’affidabilità, la flessibilità. Per questo motivo, sempre più aziende puntano a inglobare il cloud computing nel loro modello di business. Una tendenza che si consoliderà ulteriormente nel 2017.

La risposta del settore web

Anche il mondo del web marketing si sta adeguando a questo trend, esplorando le possibilità offerte dalle molte potenzialità del cloud. Le aziende e i professionisti che operano prevalentemente sul web toccano con mano gli effetti che il cloud computing sta generando nel rapporto con utenti e consumatori, in particolare per quanto concerne la distribuzione e l’archiviazione dei dati. Nel 2011, un utente medio utilizzava 464 gigabyte di spazio di archiviazione. Un dato che invece oggi fa salire la soglia fino a 3,3 terabyte. L’effetto causato da questo aumento nei volumi di dati utilizzati sarà quello di rivolgersi sempre più al cloud, non potendo contare su dispositivi con una memoria interna così ampia. Secondo i dati, dai 40 miliardi di spesa per la “nuvola” registrati nel 2011, si passerà a più di 240 miliardi nel 2010.

Cloud, un mondo da scoprire

Nel 2016, il mercato del cloud computing in Italia ha fatto segnare numeri importanti: 1,7 miliardi di euro, con un aumento del 18% rispetto al 2015. Secondo l’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, in Italia i settori più avanzati per quanto riguarda l’utilizzo del cloud sono il manifatturiero (23% della spesa totale) e bancario (21%), seguiti da Telco e Media (14%) e servizi (10%). I dati attestano una crescita consolidata. Tuttavia, le aziende italiane ricorrono al cloud, nella maggior parte dei casi, solo per alcune attività specifiche o per aree non core. Questo significa che le potenzialità e le grandi opportunità rappresentate dalla tecnologia cloud sono ancora parzialmente non sfruttate.
Cerchiamo di conoscere meglio questo strumento: a cosa serve e a chi, e quali sono i possibili sviluppi futuri.

Utilizziamo il cloud tutti i giorni

Ogni giorno utilizziamo massicciamente il cloud anche se, spesso, non lo sappiamo. Ad esempio, quando inviamo una mail attraverso un servizio di posta elettronica sul web, oppure quando usiamo i motori di ricerca, utilizziamo lo spazio disponibile nella memoria di server, che fisicamente si trovano nei luoghi più disparati. In questo modo, senza utilizzare la memoria del nostro pc ma attraverso un’imponente infrastruttura fisica esterna, possiamo disporre di questi servizi costantemente e in mobilità. Tuttavia, la “nuvola” digitale è molto di più. Aziende, centri di ricerca, università, società che si occupano di media e servizi hi-tech, invece di optare per una soluzione in house, puntano sempre di più su sistemi che ospitano siti, servizi e applicazioni sul cloud computing. Questo perché si tratta di un sistema facilmente aggiornabile, conveniente dal punto di vista economico, sicuro e accessibile. Anche i singoli utenti privati oggi ricorrono spesso al cloud per conservare nella “nuvola digitale”, in tutta sicurezza, file musicali, video, documenti, fotografie.
TIM propone un sistema integrato di soluzioni innovative per rendere il lavoro sempre più smart, tecnologico e innovativo.

Infrastrutture

Con Data Space di TIM i dati vengono archiviati sulla Nuvola, per lavorare in maniera flessibile, ovunque ci si trova. Nuvola IT Self Data Center serve per costruire in maniera autonoma il proprio data center virtuale, al quale si può accedere via web con qualsiasi device.

Piattaforme

TIM Open è la piattaforma dedicata agli sviluppatori e alle start-up. Basato su automazione, semplicità e scalabilità, TIM Open permette di concentrarsi sulla creazione di applicazioni business innovative, grazie agli strumenti disponibili sulla piattaforma.

Software

Nuvola IT Urban Security offre a Pubbliche Amministrazioni e aziende servizi per il monitoraggio e la sicurezza delle città e dei cittadini. Nuvola IT Comunicazione integrata propone servizi di fonia, video, messaggistica, collaboration. Infine, grazie a Nuvola IT IntoucHD, sarà possibile sedere virtualmente allo stesso tavolo con colleghi e collaboratori di altre città o nazioni, per work meeting e progetti da remoto.

Localizzazione dati, in arrivo le linee guida Ue

Arriverà a gennaio 2017 la linea Ue sui liberi flussi di dati, con una comunicazione dei principi generali, mentre è in calendario per giugno la proposta legislativa vera e propria, per mettere ordine nella selva crescente di legislazioni nazionali dei 28 una diversa dall’altra. Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione Ue al mercato unico digitale Andrus Ansip in un incontro con alcuni media tra cui l’ANSA.

Tutelare le pmi digitali

“È più complicato di quanto pensassi intervenire nel settore”, ha affermato Ansip, “già oggi possiamo vedere come diversi stati in Europa e nel mondo stanno introducendo la loro legislazione”. Nella sola Ue ci sono già una cinquantina di norme differenti in 21 Paesi sulla localizzazione dei dati. La situazione di “mancanza di certezza legale per le imprese e la gente”, quindi, “non è così buona”, ma in arrivo non ci sarà qualcosa di troppo rigido, anche per quanto riguarda il cloud, altrimenti il rischio sarebbe di “uccidere le imprese” nascenti che se ne stanno occupando. Allo stesso tempo, ha ammesso Ansip, “proporre qualcosa di realmente ambizioso che non sarà accettato né dal Parlamento europeo né dagli stati membri non ha senso”.

Italia, crescono i livelli di digitalizzazione

In crescita lo sviluppo digitale in Italia. Sul fronte dell’offerta, grazie a un aumento del 12,7% della copertura, il 4G raggiunge ormai il 90% delle famiglie italiane. Cresce non solo la copertura di connessione veloce mobile: quella della rete fissa in banda ultralarga sale del 7,6%, nonostante ci sia ancora un ritardo rispetto al resto della Ue (-34%). In generale, l’Italia migliora sul fronte dell’offerta digitale ma è ancora distante dalla media europea sul lato della domanda. Sono questi i dati contenuti nel Rapporto annuale dell’Osservatorio sulle Reti e i servizi di nuova generazione (Ores), realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com).

Siamo ancora in ritardo

L’I-Com ha elaborato il Broadband Index (IBI), un indice per misurare il grado di digitalizzazione nazionale. Dall’analisi emerge ancora un ritardo significativo dell’Italia rispetto alla media Ue. Tuttavia il nostro Paese ha fatto registrare una variazione del punteggio IBI, tra il 2014 e il 2015, pari al 6,5%, quasi il doppio rispetto al tasso medio di crescita della Ue (pari al 3,6%). Quindi, pur essendo ancora molto distante dal tasso di sviluppo digitale dei paesi nordici, l’Italia rientra a pieno titolo tra i cosiddetti paesi fast mover, ossia quelli che, pur partendo da condizioni di ritardo, possono sperare nel giro di 3-5 anni di chiudere il gap, qualora riusciranno a mantenere un livello di crescita significativamente superiore alla media degli altri Paesi.

Buone performance in Calabria e in Campania

I dati sul livello dell’infrastruttura fissa e mobile segnalano inaspettatamente il primato del Meridione. Prima tra le regioni del Sud è la Calabria, dove viene raggiunto oltre il 75% delle abitazioni (il 22% in più rispetto alla media nazionale che si attesta al 52,8%). Segue la Campania (74%), dove si distinguono le aree metropolitane di Napoli e Caserta, e Lazio (64%). La Valle d’Aosta è invece la regione con la minor copertura (solo il 21%), mentre Sardegna, Trentino Alto Adige, Umbria, Abruzzo e Molise registrano una copertura inferiore al 40%. Puglia e Calabria sono le regioni con la quota più ampia di comuni coperti: il 57,8% in Puglia e il 56,2% in Calabria. Per quanto riguarda la presenza dei principali operatori, il rapporto rileva che solo il 39% della popolazione è in grado di scegliere tra più offerte. Per quel che riguarda le città, Roma è tra i primi 5 capoluoghi di regione in termini di diffusione della rete fissa di ultima generazione.

Sicurezza, lavoro in cloud pone nuove sfide contro i cyber attacchi

Le grandi aziende, ma anche le pmi innovative, hanno la necessità di trasformare i propri spazi di lavoro, permettendo ai dipendenti di lavorare entro ambiti sempre più mobili. Le aziende che non sono in grado di offrire un ambiente lavorativo flessibile, autonomo e creativo corrono il rischio di perdere i talenti di prossima generazione. Tuttavia, la maggior parte degli ambienti lavorativi non è pronto per reagire alle minacce informatiche future.

Gli spazi di lavoro del futuro

A renderlo noto sono i vertici di Dimension Data, attraverso il white paper dal titolo “Security Workspaces for Tomorrow”, nel quale si evidenzia la crescente richiesta da parte dei dipendenti di molti paesi del mondo di uno spazio lavorativo più mobile e flessibile per poter lavorare in qualsiasi luogo e da qualsiasi dispositivo, aumentando la produttività e migliorando l’equilibrio tra lavoro e vita privata. “Tuttavia,” avverte Matthew Gyde, Group Executive – Security, di Dimension Data “proprio perché gli utenti mobile accedono a Internet in movimento, sono più vulnerabili agli attacchi in quanto potrebbero non avere lo stesso livello di sicurezza offerto all’interno del perimetro aziendale.” Il documento, diffuso da Business Wire, è consultabile online.

Arrivano i millennials

Oggi, l’utente medio utilizza quattro dispositivi al giorno. Un dato destinato ad aumentare fino a 5 dispositivi connessi nei prossimi quattro anni. Entro il 2020, fino a 1,55 miliardi di persone saranno responsabili del lavoro svolto non più solo presso la propria scrivania in ufficio. Inoltre, è previsto che entro il 2015 per una forza lavoro mondiale di 3,85 miliardi di persone, il 50% dei dipendenti sarà costituito da millennials esperti tecnologici per i quali l’equilibrio lavoro-vita è il principale elemento nella valutazione delle opportunità lavorative.

Nuove esigenze in tema di sicurezza e protezione dei dati

Sempre più aziende aspirano a creare efficaci spazi di lavoro del futuro in chiave di mobilità ed economia digitale, e sfruttano i benefici di una forza lavoro mobile basata su piattaforme cloud, c’è più che mai bisogno di implementare adeguate misure per proteggere i dati, le infrastrutture, le applicazioni e gli utenti, ovunque essi si trovino. I dispositivi, l’ambiente, le applicazioni, le tecnologie emergenti, tutti connessi a Internet, potenzialmente costituiscono nuove opportunità di attacchi ai moderni ambienti lavorativi a opera dei cyber criminali.

Digitale e cloud, bene i dati del primo semestre 2016

Il mercato del digitale fa segnare un + 1,2% su base annua nel primo semestre e, dopo anni di flessione, nel 2016 torna a crescere. È la fotografia che emerge da una ricerca realizzata da Assinform, l’associazione confindustriale che riunisce le aziende dell’information technology, in collaborazione con Netconsulting Cube.

Cloud trainante per la crescita

Sebbene recuperare i ritardi accumulati dall’Italia negli anni scorsi possa apparire una sfida quasi impossibile, alla quale rispondere con politiche di sviluppo più incisive, restano i buoni segnali fatti registrare dal primo semestre dell’anno. A trainare sono stati i settori più legati alla trasformazione digitale dei modelli produttivi e di servizio. I servizi di rete hanno segnato il passo (-2,2%), ma a fronte di una crescita di contenuti e pubblicità digitale (+9%), servizi let (+2%) e ancora di più software e soluzioni (4,8%). In questo quadro, una particolare attenzione va a cloud e lot, che crescono rispettivamente del +29% (a 699,6 milioni) e del +164% (a 815 milioni). Miglioramento anche per le app (+7,1% a 2 miliardi).

In calo i servizi tradizionali

Alla crescita hanno contribuito tutti i comparti, tranne, i servizi di rete: servizi ict a 5.198,5 milioni (+ 2%); software e soluzioni ict a 2.863 milioni (+4,8%); dispositivi e sistemi a 8.355 milioni (+1%), contenuti digitali e digitai advertising a 3.816 milioni (+9%). tiene il comparto dei dispositivi, grazie soprattutto agli smartphone (1.570 milioni, +9,8%). Cala la componente Pc (-8% in volumi), ma non nella fascia dei Pc server, che anzi sono cresciuti, sempre in volumi, del 10,3%, a riprova del continuo potenziamento dei data center.

Santoni, Assinform: “Imprimere svolta con Agenda digitale”

Se analizziamo i dati vediamo settori del business digitale che crescono a doppia cifra, a fronte di un business tradizionale che diminuisce. A questo punto è importante mettere una marcia in più nell’attuazione dell’Agenda digitale, a partire da Spid e Italia Login” Così commenta Agostino Santoni, presidente di Assinform.

Cloud, un codice di autoregolamentazione dei principali fornitori europei

Un codice di condotta finalizzato a conservare i dati cloud nell’Unione Europea, senza doverli per forza trasferire in altri continenti, dove non c’è lo stesso livello di tutela della privacy. È il progetto promosso da circa venti fornitori di servizi di cloud computing europei che, in questo modo, si adeguano in anticipo alla normativa in materia definita dall’Ue. Il Cispe (Cloud Infrastructure Services Providers in Europe), di cui fa parte l’azienda italiana Aruba, è il soggetto promotore del documento che garantisce i clienti sulla possibilità di stoccare i dati all’interno del territorio europeo, senza dover correre il pericolo che i dati possano essere utilizzati per altri fini, come ad esempio il marketing.

Divieto di vendita dei dati a terzi

Il codice prevede il divieto di data mining e di profiling, nonché di rivendita dei dati a soggetti terzi. Il beneficio dell’iniziativa è evidente: le stesse regole varranno per tutti i paesi dell’Unione Europea, senza rischiose difformità in materia. Armonizzando le regole, varranno per tutti i fornitori gli stessi principi, tutelando aziende e consumatori.

Nel 2018 entrerà in vigore il nuovo Regolamento Ue

Il Codice stilato dal Cispe anticipa l’entrata in vigore del rigoroso Regolamento Generale europeo per la protezione dei dati, prevista per maggio 2018. Il documento è basato su standard di sicurezza riconosciuti a livello internazionali destinati a migliorare la sicurezza del trattamento dei dati per i clienti che fanno ricorso ai servizi di cloud computing. Il Codice del Cispe è stato elaborato in modo da risultare in linea con il Regolamento Ue che entrerà in vigore nel 2018.

Cloud, nel 2016 in Italia vale quasi 2 miliardi di euro

In Italia il comparto dei servizi legati al cloud computing è in continua espansione. Per il 2016, si stima un incremento del 18% per un valore di circa 1,77 miliardi di euro. A trainare questa crescita è il public cloud, stimato in crescita del 27% e proiettato verso la vetta dei 587 milioni di euro. Crescono anche gli investimenti dedicati alla Cloud Enabling Infrastructure, destinati ad aggiornare il patrimonio infrastrutturale e applicativo già esistente in azienda per l’adozione del cloud, che arriveranno a valere complessivamente 1,185 miliardi di euro.

 

Public cloud e settore manifatturiero protagonisti

I dati sono stati elaborati e diffusi dall’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, giunto alla sesta edizione e promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. Secondo l’analisi, il cloud appare in crescita inarrestabile fino a segnare un vero e proprio trend globale, nell’ambito del quale i dati italiani appaiono perfettamente in linea, in particolare per quanto concerne il public cloud, trainato dal settore manifatturiero (23% del mercato). Seguono il settore bancario (21%), telco e media (14%), servizi (10%) e, infine, il settore GDO e retail (9%).

 

Pmi e grandi imprese

Analizzando la spesa tra PMI e grandi imprese, sono queste ultime a giocare un ruolo da protagoniste negli investimenti che, per il 2016, si attestano poco al di sopra del 90%. Il tasso di crescita della spesa delle grandi imprese è previsto essere del 28%, mentre per le PMI è di poco sotto al 20%. Nella diffusione dei servizi public cloud gioca un ruolo fondamentale la dimensione dell’impresa: se poco più del 20% delle organizzazioni tra 10 e 49 addetti utilizza il cloud, la percentuale raggiunge quasi il 30% nelle organizzazioni tra 50 e 249 addetti.

 

L’opportunità del cloud per lo sviluppo imprenditoriale

Il cloud rappresenta un ambiente molto più sicuro dei data center aziendali, grazie allo sviluppo e all’evoluzione delle tecnologie. Le imprese che hanno puntato su questa possibilità, con l’obiettivo di coglierne tutte le potenzialità, hanno potuto concretamente verificare che per molte funzioni aziendali, dalle risorse umane al marketing, il cloud è una scelta vincente.