ICT, sviluppo tecnologico e nuove opportunità

Il mondo del lavoro e lo sviluppo tecnologico hanno da sempre un rapporto strettissimo e si influenzano reciprocamente, a partire dalla rivoluzione industriale ad oggi.

 

In particolare, se prendiamo in considerazione il mondo dell’Information e Communication Technology e la sua rapida espansione, scopriamo che ha trasformato negli ultimi 20 anni e ancora di più negli anni recenti, i nostri sistemi produttivi.

 

Alcuni spunti di riflessione ci arrivano da una ricerca realizzata da The European House – Ambrosetti, per conto di Adp Italia. Lo studio ha il merito di descrivere le trasformazioni attuali e gli scenari futuri per il lavoro, in relazione alle ICT.

 

Il dato più importante è che le nuove tecnologie informatiche sicuramente producono e produrranno lo spiazzamento di alcune categorie di lavoratori ma allo stesso tempo creeranno tantissimi posti di lavoro e nuove professionalità.

 

Robotica e automazione costituiscono inoltre una trasformazione profonda del modo di produrre e hanno a che fare con importanti aumenti della produttività, con benefici per l’intera società.

 

Se ad esempio prendiamo in considerazione i processi di digitalizzazione, scopriamo che nel 2000 solo il 25% dei dati era archiviato in formato digitale, mentre nel 2007 siamo arrivati al 97%

 

Nel 2016, l’industria 4.0 ha raggiunto un valore di 1,83 MLD di euro e prodotti e servizi ICT hanno inciso per il 44%. Nella prima parte del 2017, c’è stato un incremento della domanda relativa dal 10% al 20%.

 

L’automazione mette a rischio alcune tradizionali forme di lavoro e la sostituzione uomo-macchina sarà evidente soprattutto in certi settori: in agricoltura il rischio riguarda il 25% degli addetti, in agricoltura e pesca il 25%, nel commercio il 20% e nell’industria manifatturiera il 19%.

 

Allo stesso tempo, per ogni posto di lavoro che nasce nell’ambito dei settori legati alla tecnologia, si stima che ce ne saranno altri 2,1 indotti o indiretti, con un importante effetto moltiplicatore delle opportunità.

 

SEMATEC è un’azienda di Servizi di Consulenza & Ingegneria in materia di Telecomunicazioni e ICT. Siamo specializzati nella commercializzazione, progettazione, installazione e messa in esercizio di soluzioni tecnologiche IT ad alto valore, che puntano a innovare i processi aziendali. Per saperne di più contattaci al +39 0823 469379 o scrivi a info@sematec.it.

Rapporto industria 4.0 in Italia

Qual è la tendenza più recente in Italia in relazione a ciò che viene definito industria 4.0?

Alcuni dati importanti provengono dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano. Da poco è  stata pubblicato la quarta edizione (2016 e 2017) del rapporto che analizza l’implementazione di soluzioni IT, automazione e connessione, nelle aziende del nostro paese che usufruiscono dei vantaggi del Piano Nazionale Industria 4.0 (iniziativa governativa del settembre 2016). La ricerca ha coinvolto 241 aziende manifatturiere nel nostro paese.

Rispetto al 2015 c’è stata una crescita del 25% del mercato complessivo. Per il 2017 si attende un risultato finale del + 30%. In parole semplici e chiare questo vuol dire che, se le attese saranno confermate, ci sarà una crescita degli investimenti molto importante per la trasformazione digitale nell’arco di due anni. Questo consentirà inoltre di recuperare il gap che finora ha caratterizzato la nostra posizione in questo campo rispetto ai paesi più avanti negli investimenti tecnologici.

Il rapporto evidenzia che ormai le possibilità offerte dal Piano Nazionale Industria 4.0 sono sconosciute solo all’8% delle PMI, mentre il 61% sta adottando misure per adeguare le proprie aziende agli standard tecnologici più avanzati. Complessivamente il 63% del mercato di Industria 4.0 è legato a progetti di connettività e Industrial Internet of Things, il 20% a progetti di Industrial Analytics, il 9% di Cloud Manufacturing e l’8% a progetti di Advanced Automation.

Un dato importante emerso dallo studio è che la trasformazione tecnologica in corso porterà dei benefici anche in termini occupazionali oltre che per la competitività ed efficienza complessiva del nostro tessuto industriale. Gli imprenditori intervistati prevedono nuove assunzioni per figure che sappiano gestire il rapporto tra il capitale umano già impegnato e le nuove tecnologie e per altre che si occupino in maniera qualificata di sicurezza informatica.

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Information Technology in Italia, in crescita ma poco valorizzato

Un mercato in crescita ma ancora poco valorizzato. È questo il dato che emerge dal rapporto 2016 dell’ASSINTEL, l’Associazione Nazionale delle Imprese ICT, rapporto sulle condizioni del mercato IT nel nostro Paese. Nel 2016 è cresciuto del 3,1%, facendo registrare una spesa complessiva di 25474 milioni di euro. Un trend positivo che però ci vede ancora lontani dai dati europei. Se infatti la spesa in campo digitale in Italia si attesta intorno al 3,6% del PIL, la media europea è quasi del 6%.     

I campi di ricerca

Anche nel 2016, come nell’anno precedente, le priorità dell’IT si confermano: agilità (50%), semplificazione e standardizzazione (49%), allineamento dell’IT al business (45%). L’analisi conferma la prospettiva di una crescita, nel corso del 2017, di tutti quegli elementi legati all’innovazione strategica nelle imprese tramite l’uso delle nuove tecnologie. Tra questi ci sono: customer journey (36%), big data e advanced analytics (31%), cloud computing (26%), mobile enterprise (26%) e internet of things (24%). 

Cloud e Internet of things (IoT) in crescita

La richiesta del mercato è quella di concentrare l’attenzione sull’innovazione e sullo sviluppo di nuovi servizi. A farla da padroni in questo contesto sono il cloud e l’IoT. Il primo ha fatto registrare un +28,7% (1228 milioni di euro), il secondo +13,9% (1845 milioni di euro).    

Il Meridione ancora un passo indietro

Le regioni del Sud Italia, spendono in innovazione digitale un terzo rispetto alla media nazionale. Quasi il 90% delle imprese con una forza lavoro compresa tra 10 e 49 dipendenti, registrano indici di digitalizzazione delle attività molto bassi. 

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Digitale e cloud, bene i dati del primo semestre 2016

Il mercato del digitale fa segnare un + 1,2% su base annua nel primo semestre e, dopo anni di flessione, nel 2016 torna a crescere. È la fotografia che emerge da una ricerca realizzata da Assinform, l’associazione confindustriale che riunisce le aziende dell’information technology, in collaborazione con Netconsulting Cube.

Cloud trainante per la crescita

Sebbene recuperare i ritardi accumulati dall’Italia negli anni scorsi possa apparire una sfida quasi impossibile, alla quale rispondere con politiche di sviluppo più incisive, restano i buoni segnali fatti registrare dal primo semestre dell’anno. A trainare sono stati i settori più legati alla trasformazione digitale dei modelli produttivi e di servizio. I servizi di rete hanno segnato il passo (-2,2%), ma a fronte di una crescita di contenuti e pubblicità digitale (+9%), servizi let (+2%) e ancora di più software e soluzioni (4,8%). In questo quadro, una particolare attenzione va a cloud e lot, che crescono rispettivamente del +29% (a 699,6 milioni) e del +164% (a 815 milioni). Miglioramento anche per le app (+7,1% a 2 miliardi).

In calo i servizi tradizionali

Alla crescita hanno contribuito tutti i comparti, tranne, i servizi di rete: servizi ict a 5.198,5 milioni (+ 2%); software e soluzioni ict a 2.863 milioni (+4,8%); dispositivi e sistemi a 8.355 milioni (+1%), contenuti digitali e digitai advertising a 3.816 milioni (+9%). tiene il comparto dei dispositivi, grazie soprattutto agli smartphone (1.570 milioni, +9,8%). Cala la componente Pc (-8% in volumi), ma non nella fascia dei Pc server, che anzi sono cresciuti, sempre in volumi, del 10,3%, a riprova del continuo potenziamento dei data center.

Santoni, Assinform: “Imprimere svolta con Agenda digitale”

Se analizziamo i dati vediamo settori del business digitale che crescono a doppia cifra, a fronte di un business tradizionale che diminuisce. A questo punto è importante mettere una marcia in più nell’attuazione dell’Agenda digitale, a partire da Spid e Italia Login” Così commenta Agostino Santoni, presidente di Assinform.

Campania, via al progetto Java per i nuovi talenti dell’IT

La Regione Campania, con delibera di giunta 465 ha approvato il progetto “Java Campania – Innovazione e formazione digitale”. Il progetto consiste nel finanziamento, tramite il Fondo Sociale europeo, di corsi di formazione per l’ottenimento della qualifica di programmatore Java e rappresenta un’occasione per accedere al mondo del lavoro specializzandosi in una delle tecnologie informatiche di riferimento per le imprese.

Obiettivo del programma è di colmare il gap digitale

Poter vantare competenze tecniche e digitali, è ormai divenuta una componente centrale nella formazione e queste sono infatti le competenze più richieste dalle aziende, anche  per coprire il “gap digitale” . Infatti, soprattutto in Campania, il divario tra richiesta del mercato del lavoro e disponibilità di competenze in ambito digitale è evidente in maniera inequivocabile. Il corso, la cui partecipazione è completamente gratuita, è rivolto a giovani e adulti non occupati in possesso di diploma o laureati con  forte interesse ed entusiasmo per le nuove tecnologie e attitudine al lavoro di gruppo, con una buona conoscenza dell’informatica di base e della lingua inglese tecnica.

A fine corso il certificato di Oracle University

Si tratta – spiega l’assessore alla Formazione della Regione Campania, Chiara Marciani – di un progetto innovativo, non solo per il suo contenuto, ma anche per le modalità con cui verrà realizzato. Non sarà finanziata solo la formazione, che in ogni modo rappresenta un elemento importante e altamente qualificante per i nostri giovani, ma si vuole premiare anche l’impegno ed i risultati conseguiti dai partecipanti ai corsi. E’ prevista infatti una “dote” di 5000 euro per i prima 50 classificati al test di certificazione ed un contributo di 3500 euro per i successivi 50 classificati utile allo svolgimento di tirocini in imprese della Campania.” I giovani formati sosterranno a fine corso l’esame di certificazione ufficiale di Oracle University.

Cybersecurity, mancano esperti per difesa da attacchi digitali

Nel mondo manca personale qualificato ed esperto in cybersecurity. La sicurezza di dati e informazioni da mettere al riparo da attacchi di hacker sta diventando sempre più importante nelle economie di istituzioni e imprese. A rivelarlo è un report commissionato da Intel Security e CSIS, il Center for Strategic and International Studies e condotto da Vanson Bourne. L’indagine ha coinvolto complessivamente 775 responsabili delle decisioni IT operanti in organizzazioni con almeno 500 dipendenti, nei settori pubblico e privato. Anche grazie ai quattro i parametri presi in considerazione, (capacità di spesa in cybersecurity, istruzione e formazione, dinamiche aziendali e risposte fornite dal pubblico), ad emergere è l’incremento della spesa in strumenti e servizi per garantire la sicurezza informatica.

A caccia di expertise contro gli hacker

Tuttavia, a fronte di ciò, l’82% degli intervistati ammette una carenza di competenze in sicurezza informatica cui va ascritta, secondo un ulteriore 71%, la responsabilità di danni concreti e misurabili alle imprese, come perdita di dati riservati e proprietà intellettuale, che per la mancanza di talenti diventano bersagli più appetibili per gli hacker. Cloud, mobile computing, Internet of Things, così come attacchi mirati avanzati e cyber-terrorismo impongono la necessità di personale formato con solide competenze in sicurezza informatica a fronte della quale, però, gli intervistati nello studio di Intel Security e CSIS prevedono, in media, che tra oggi e il 2020 il 15% delle posizioni di sicurezza informatica nelle loro aziende rimarrà scoperto.

Via a nuovi modelli formativi nel settore IT

Emerge quindi la necessità di far fronte a questa crisi promuovendo nuovi modelli di apprendimento, accelerando la disponibilità di opportunità di formazione e fornendo soluzioni sempre più automatizzate affinché i talenti possano essere impiegati al meglio. Oltre allo stipendio, inoltre, altri incentivi sono importanti sia nel reclutamento sia quando si tratta di trattenere i talenti migliori, tra cui la formazione, le opportunità di crescita e la reputazione del dipartimento IT del datore di lavoro. Non a caso, quasi la metà degli intervistati cita la mancanza di formazione, o di programmi di qualificazione professionale, tra le ragioni più diffuse per la fuoriuscita dei talenti. 

IT, si impenna la richiesta di professionisti del cloud computing

Due tra le prime 5 posizioni più pagate nel mercato IT sono inerenti al cloud computing, mentre un professionista che ha competenze nel PaaS (Platform as a Service) può raggiungere i 130mila dollari l’anno (circa 115mila euro). Sono alcuni dei dati contenuti in una ricerca condotta nel 2015 da “Dice.com”, che evidenzia come il cloud computing continui​ ad attirare le attenzioni delle aziende. Di contro, però, spesso mancano ancora le competenze necessarie, fatto che comporta una continua crescita di domanda e stipendi per i professionisti IT con esperienza di cloud. 

Retribuzioni alte per i migliori curriculum

Molto ricercate, in particolare, le figure professionali con esperienza nel PaaS, in OpenStack e altri servizi specifici offerti dai fornitori di cloud, come Cloudera (lo stipendio medio per gli esperti in queste applicazioni è di circa 128mila dollari), Aws e Microsoft Azure. OpenStack viene usato da oltre 500 aziende, tra queste Bloomberg, The Walt Disney Company e Wal-Mart, per la creazione delle loro applicazioni cloud. Il sito di annunci “Indeed.com” raccoglie oltre 3.400 posizioni aperte per esperti di OpenStack, che possono puntare a stipendi variabili tra i 70mila e i 150mila dollari. Per esperti di Aws (Amazon Web Server), secondo “Dice.com”, ci sono oltre 2.200 posizioni aperte, alcune delle quali richieste dalla stessa Amazon.

Migliaia le posizioni aperte

Sempre secondo Dice.com, sono presenti 845 posti di lavoro per esperti di Azure, la piattaforma di servizi cloud fornita da Microsoft: una di queste posizioni è per l’assunzione di un Azure Cloud Solutions Architect. Su “Indeed.com” sono presenti poco meno di 17mila posizioni aperte per professionisti IT con competenze di Salesforce.com, l’applicazione di costumer relationship management basata su cloud.