Osservatorio AGCOM: Italia più veloce grazie alla banda larga

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), nel suo studio “Osservatorio sulle Comunicazioni” per il 2017, ha reso noto l’andamento del settore delle comunicazioni e lo stato di sviluppo delle reti in Italia.

Secondo il rapporto, il digitale italiano sta vivendo un periodo di grande boom dopo una fase di calo che andava avanti da cinque anni.

Nell’ultimo trimestre del 2016, infatti, c’è stato un aumento di 150 mila linee per quanto riguarda la rete fissa. Il primo operatore sul mercato resta sempre Telecom Italia, anche se vede la sua quota di mercato scendere del 2,1% (una riduzione di 80 mila linee su base annua) e portarsi al 55,7%.

Gli investimenti, pubblici e privati, hanno dato un forte impulso soprattutto alla diffusione della banda ultralarga che pian piano sta sostituendo la tecnologia ADSL. Quest’ultima infatti ha visto una riduzione di 610 mila unità nel corso dello scorso anno, portandosi a un totale di 12,2 milioni di linee. In positivo anche i numeri della fibra ottima, +190 mila unità e gli accessi FWA (Fixed Wireless Access), +120 mila.

Gli accessi broadband, cioè quelli con la banda larga, sono arrivati a 15,6 milioni di linee, con un aumento annuo di 570 mila unità. Questo tipo di tecnologia, ha visto una crescita di 1,18 milioni linee nell’ultimo anno. Anche in questo settore, Telecom Italia vede la sua quota di mercato scendere, sempre su base annua, dello 0,7% e fermarsi al 45,9%. Al secondo posto Fastweb con una fetta di mercato del 15,1%, numeri in forte crescita grazie soprattutto allo sviluppo delle linee FTTCab (VDSL).

Nel 2016, oltre la metà delle linee a banda larga in commercio riescono a raggiugere 10Mbit/s. Le linee capaci di toccare o superare i 30 Mbit/s crescono invece di 1,1 milioni, superando i 2,3 milioni di accessi. Gli accessi con linee capaci di toccare velocità tra i 10 e i 30 Mbit/s sono aumentati di 2 milioni, arrivando quindi a 5,7 milioni. Anche in questo a comandare il mercato è TIM con un incremento degli accessi a velocità maggiore di 10Mbit/s di circa 1,7 milioni di linee. Nella fascia di mercato delle linee con velocità sino a 10 Mbit/s la quota di Telecom è del 60%.

Telecom, insieme agli altri grandi cinque operatori, Fastweb, Vodafone, Wind, Linkem e Tiscali, rappresenta il 95% degli accessi con velocità maggiore di 10 Mbit/s.

In quella invece degli accessi tra 10 e 30 Mbit/s la sua quota è del 30% mentre in quella uguale o superiore ai 30 Mbit/s si arriva sino al 42%.

Dati in aumento anche per quanto riguarda l’internet mobile. Le linee sono aumentate di 1,3 milioni e il numero di sim con accesso a internet, nel 2016, è salito del 5,7% arrivando a superare i 53 milioni; aumentano anche i consumi, 1,76 giga al mese, una crescita del 32,6%.

Il traffico dati complessivo fatto registrare nel 2016 è aumentato del 46% rispetto a quello del 2015.

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Connessione 5G in Italia: Tim sceglie Torino come prima città campione

Sarà Torino la prima città italiana dotata di una rete mobile di quinta generazione, 5G.

Grazie ad un accordo firmato tra il comune del capoluogo piemontese e Tim, che ha creato proprio a Torino il suo centro d’innovazione e sviluppo, entro la fine dell’anno dovrebbe partire la sperimentazione della banda mobile ultralarga. L’obiettivo è quello di coprire tutta la città entro il 2020.

La sperimentazione partirà dal centro della città: via Po, via Roma, piazza Vittorio, ma soprattutto la zona intorno al Politecnico e l’Università. Più di cento smart cell e duecento punti ultrabroadband, quindi in fibra, verranno installati in giro per tutta la città. I test riguarderanno circa tremila utenti, i quali saranno dotati di applicazioni fornite dal Comune e ideate per essere usate attraverso la rete mobile ultralarga. Lo scopo della sperimentazione è contribuire, insieme ai dati che arriveranno dalle altre città europee scelte, a stabilire i criteri standard, che saranno poi validi a livello europeo, della connessione 5G.

La nuova rete consentirà una velocità e un numero di connessioni molto elevate: si calcola che questa permetterà di raggiungere alte velocità anche quando saranno connesse milioni di persone oppure cose nello stesso chilometro quadrato.

Proprio la connessione delle cose, l’internet of things, è un punto fondamentale dell’evoluzione al 5G. La nuove rete aiuterà il lavoro di tutti quegli elementi utili per la pubblica sicurezza cittadina, come ad esempio le telecamere, oppure la gestione die rifiuti, le catene di montaggio a ciclo continuo degli impianti industriali e gli interveniti di chirurgia da remoto.

Il 5G favorirà lo sviluppo di tutto quel complesso produttivo denominato industria 4.0.

Lo sviluppo tecnologico che il 5G potrebbe apportare in tutti questi settori rappresenta, oltre a porre l‘Italia e la città di Torino al centro dell’Action Plan europeo voluto dall’UE, anche un volano per l’economia dell’intero Paese.

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Information Technology in Italia, in crescita ma poco valorizzato

Un mercato in crescita ma ancora poco valorizzato. È questo il dato che emerge dal rapporto 2016 dell’ASSINTEL, l’Associazione Nazionale delle Imprese ICT, rapporto sulle condizioni del mercato IT nel nostro Paese. Nel 2016 è cresciuto del 3,1%, facendo registrare una spesa complessiva di 25474 milioni di euro. Un trend positivo che però ci vede ancora lontani dai dati europei. Se infatti la spesa in campo digitale in Italia si attesta intorno al 3,6% del PIL, la media europea è quasi del 6%.     

I campi di ricerca

Anche nel 2016, come nell’anno precedente, le priorità dell’IT si confermano: agilità (50%), semplificazione e standardizzazione (49%), allineamento dell’IT al business (45%). L’analisi conferma la prospettiva di una crescita, nel corso del 2017, di tutti quegli elementi legati all’innovazione strategica nelle imprese tramite l’uso delle nuove tecnologie. Tra questi ci sono: customer journey (36%), big data e advanced analytics (31%), cloud computing (26%), mobile enterprise (26%) e internet of things (24%). 

Cloud e Internet of things (IoT) in crescita

La richiesta del mercato è quella di concentrare l’attenzione sull’innovazione e sullo sviluppo di nuovi servizi. A farla da padroni in questo contesto sono il cloud e l’IoT. Il primo ha fatto registrare un +28,7% (1228 milioni di euro), il secondo +13,9% (1845 milioni di euro).    

Il Meridione ancora un passo indietro

Le regioni del Sud Italia, spendono in innovazione digitale un terzo rispetto alla media nazionale. Quasi il 90% delle imprese con una forza lavoro compresa tra 10 e 49 dipendenti, registrano indici di digitalizzazione delle attività molto bassi. 

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Banda ultra larga, le PA del Sud potrebbero usarla molto di più

Nonostante un discreto sviluppo nel territorio della banda larga, questa resta ancora poco utilizzata dalle pubbliche amministrazioni del Sud Italia. A fornire il preoccupare dato è il Ministero dello Sviluppo Economico che ha chiesto all’Agcom di aprire un’indagine per capirne i motivi. L’indagine è stata affidata alla Direzione sviluppo dei servizi digitali e della Rete in collaborazione con il Sevizio economico e statistico.

Scopo e primi risultati dell’indagine

L’indagine, ancora in corso, ha come scopo quello di analizzare il funzionamento dei servizi di connettività a banda ultra larga in ambito retail e all’ingrosso, in tutte quelle aree che hanno ricevuto incentivi per lo sviluppo di questo sistema e quali sono i problemi della mancata diffusione. Nello specifico si parla dei fondi pubblici Eurosud e Val Sabbia (2007 – 2013), investimenti non quantificati, ma che prevedono un 30% della spesa a carico dell’operatore che ha vinto l’appalto per la costruzione degli impianti, nello specifico TIM. Tra pubblico e privato si parla d’investimenti per quasi 1 miliardo di euro.

Problema più diffuso nelle scuole

Sembra che a incontrare più difficoltà siano le scuole. Il MIUR, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha stanziato 1000 euro per ogni scuola, per un totale di 10 milioni di euro, per coprire i costi di abbonamento. Questi soldi però non stati ancora versati nel bilancio degli istituti e probabilmente non sono abbastanza, visto che si calcola che il costo per avere una buona connessione alla banda larga in scuole non situate in zone centrali è di circa 500 euro.

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World Economic Forum, il digitale trainerà gli altri settori

L’industria delle telecomunicazioni sarà il trampolino di lancio per lo sviluppo, su scala mondiale, di tantissimi altri settori in ambito manifatturiero. La trasformazione digitale, lo sviluppo delle nuove tecnologie, tutto questo è solo il primo passo verso un cambiamento che coinvolgerà molti altri settori. A fornire questa prospettiva è l’indagine realizzata da Accenture e dal World Economic Forum (WEF), nell’ambito del loro progetto Digital Trasformation Initative (DTI), progetto che ha come obiettivo lo studio delle opportunità e dello stato di digitalizzazione del business e delle società.

I 4 pilastri dello studio

Oltre al calcolo delle opportunità, questo ha come obiettivo l’individuazione delle problematiche del settore. La velocità con cui si muove il contesto digitale, obbliga le imprese ad accelerare la loro capacità di adeguarsi modificando e svecchiando le loro infrastrutture e politiche industriali per non perdere opportunità importanti. Per Accenture ci sono quattro aspetti fondamentali che le imprese di telecomunicazioni non possono non seguire lungo questo percorso. In primis lo sviluppo delle reti; poi la creazione di nuovi modelli di business connessi al digitale; la ridefinizione della customer experience, offrendo a questo esperienze digitali sempre più personalizzate; infine la massimizzazione delle potenzialità offerte dalle più nuove tecnologie.   

Un giro d’affari dalle enormi potenzialità

Si calcola che nel decennio 2016-2025 il settore delle telecomunicazioni sarebbe in grado di generare, a livello mondiale, ricavi per oltre 1200 miliardi di dollari, con un beneficio di oltre 800 miliardi di dollari per i consumatori. Non bastassero questi numeri, lo studio ha calcolato che potrebbero essere oltre 10 trilioni di dollari i vantaggi in ambito tecnologico per le cinque grandi imprese di questo mercato: retail, automotive, utilities, logistica e media entertainment, con 20 milioni di posti di lavoro entro il 2020.

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Banda ultra larga: più diffusa nelle regioni del Sud

Secondo il rapporto “L’economia delle Regioni italiane e i rapporti tra amministrazioni territoriali e imprese”, realizzato dall’Istituto per la Competitività, l’economia del Meridione italiano non è poi così ferma come sembra, soprattutto per quanto riguarda i settori delle telecomunicazioni, dei trasporti e dell’energia. Le Regioni del Sud sarebbero in cima alla classifica per quanto riguarda il numero di distretti industriali, con un aumento delle esportazioni, nel corso del 2016, dell’8,3%.

CLASSIFICA NAZIONALE: SORPRENDE LA CAMPANIA, MA TASSE PIÙ ALTE AL SUD

Per calcolare il grado di competitività di tutte le regioni, l’Istituto ha preso in considerazione alcune variabili relative alla dotazione infrastrutturale. Ottima la posizione di Campania, Puglia e Sicilia per quanto riguarda il settore della banda ultra larga. Con la sua capillare rete di distribuzione elettrica, la Campania è addirittura al secondo posto, dopo la Lombardia, per quanto riguarda la diffusione della banda ultra larga.

Numeri che sono in controtendenza con quelli relativi al carico fiscale e che ci mostrano un Paese quasi spaccato a metà. Al Sud l’aliquota Irap più alta si paga in Campania, 4,97%, poi Sicilia, Puglia e Calabria con il 4,82%. Nel Nord invece la media è del 3,90%.

START-UP E MULTINAZIONALI: IL NORD ANCORA AL COMANDO

Diversi i numeri se si parla invece di start-up e multinazionali. Il Nord guida la classifica con il 55% del totale di start-up, anche se in testa alla classifica ci sono le Marche che fanno registrare la percentuale più alta per quanto riguarda il numero di start-up pro capite. La Lombardia invece conta sul suo territorio oltre quattromila multinazionali, il 5,5% di tutte le imprese presenti sul suo territorio, seguita dal Veneto con il 2,4%. Sempre secondo il rapporto, le imprese lombarde potrebbero dare lavoro al 4,4% dei disoccupati italiani.

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Italia, sempre di più tra le “nuvole”: +27% per i servizi in cloud

Il mercato del cloud continua a crescere a grandi ritmi in tutto il mondo e anche in Italia. In linea con i dati internazionali, secondo un’analisi dell’Osservatorio Cloud Ict as a Service, School of Management del Politecnico di Milano, anche nel nostro Paese il cloud, con le sue due componenti,  public cloud e cloud enabling infrastructure, ha ottenuto nello scorso anno una crescita di circa il 18% per una somma di 1,77 miliardi di euro. Analizzate separatamente invece, il public cloud ha fatto riscontrare una crescita del 27% per un valore di 587 milioni di euro; mentre la cloud enabling infrastructure, ossia gli investimenti per creare le condizioni tecnologiche che rendono possibile l’utilizzo del cloud, ha fatto segnare un +14% con 1,185 miliardi di euro.

Tutto questo crea una solida base per lo sviluppo di settori come i big data analytic e l’internet of things, anche questi sempre più in espansione in Italia.  

QUALI SETTORI USANO DI PIU’ IL CLOUD

La ricerca ha preso in esame i dati forniti aziende di diversi tipi e dimensioni su tutto il territorio.

Quello manifatturiero, con una fetta di mercato del 23%, rappresenta il settore in cui la spesa in public cloud computing è più alta. Si spende soprattutto per la gestione del processo di distribuzione dei trasporti e dei portali di e-commerce. Al secondo posto, con il 21%, c’è il settore bancario che impiega il cloud in ambito di ottimizzazione dei prezzi di strumenti finanziari, nell’e-learning, per le piattaforme di calcolo e i big data analytics. Telecomunicazioni e media sono sul terzo gradino del podio con il 14% e un utilizzo del cloud basato sui servizi di streaming video, gestione dell’advertising e delle infrastrutture.

Dietro in classifica ci sono invece il settore GDO e retail e la PA nella sanità pubblica, tutti al 9% e subito dopo le assicurazioni con il 5%.

Dall’analisi emerge che maggiore è il numero di dipendenti nell’azienda, più alta è la percentuale di utilizzo dei servizi di public cloud. Nelle imprese con un numero d’impiegati tra 10 e 49 la percentuale di utilizzo raggiunge il 20%; in quelle tra 49 e 250 si sale al 30%.

Discorso simile per quanto riguarda l’area geografica. Le aziende del Nord Ovest spendono un budget maggiore in IT rispetto a tutte le altre dell’intera Penisola.

LE ESIGENZE DEL MERCATO E LE PAURE

I CIO, direttori informatici, delle aziende interpellate, sono concordi nell’affermare che lo sviluppo del public cloud è un elemento fondamentale per rispondere velocemente alle richieste del mercato e dei clienti: l’89% è convinto che li aiuterà a sviluppare nuovi servizi, l’88% che saranno abbassati i costi dell’IT, l’86% che si potrà ampliare il supporto informativo e l’82% che ciò renderà possibile lo sviluppo di nuovi ambiti digitali.

Privacy (38%), con la paura sulla gestione dei dati e costi (31%) sono invece i problemi principali da dover affrontare in questo percorso. Solo il 5% delle aziende interpellate nell’indagine, un dato molto basso, ha già trasportato la maggior parte delle proprie applicazioni in cloud.

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Cyber sicurezza: l’Italia spende troppo poco

Forse in molti non lo sanno oppure non immaginano che un paese come l’Italia sia vittima di cybercrime, ma secondo il Rapporto Italia 2017, stilato dall’Istituto di studi politici, economici e sociali (EURISPES), il cybercrime costa alle aziende italiane 9 miliardi di euro l’anno. I settori più colpiti sono il mondo dell’informazione e quello del gioco: le piattaforme di blogging e gaming nel 2015 hanno visto gli attacchi aumentare del 79% rispetto all’anno precedente. Seguono poi gli attacchi alle automobili dotate di sistemi di connessione, + 67% e il settore ricerca e innovazione che fa registrare un aumento del 50%.

In cima alla classifica dei crimini più commessi il furto dei dati personali (20%), la reputazione aziendale (17%), furti di denaro (11,5%), furto d’identità (7,5%) e di dati dei dipendenti (6,5%). Attacchi che vengono spesso scoperti in ritardo, causando non pochi problemi a privati e aziende. Nonostante questo però solo il 19% delle aziende ha attivato dei piani sicurezza. Nel 2015 sono stati spesi circa 300 milioni di euro in tecnologia e software per fronteggiare questi attacchi. Una spesa molto esigua che secondo i calcoli dovrebbe aumentare solo del 2% da qui al 2018.

Molte le aziende che preferiscono non investire in sicurezza rischiando un danno economico di gran lunga più caro di quello di un eventuale spesa. Nel 2015 le aziende italiane hanno subito, a causa di attacchi informatici, un danno medio di trentacinque mila euro. Le aziende italiane, secondo un rapporto di Accenture, spendono in media, in cyber sicurezza, solo l’8,4% del loro budget. Il 60% delle aziende nostrane riserva questa spesa esclusivamente a progetti che secondo i piani aziendali hanno priorità, un comportamento in controtendenza con il resto del mondo che spende il proprio budget, nel 62% dei casi, per il comparto sicurezza in generale e il 44% al supporto di nuove iniziative di business.

Internet: aumentano le connessioni da mobile

Secondo il “Digital in 2017 Global Overview”, il report annuale stilato dall’agenzia We are social, la percentuale di persone connesse a Internet è cresciuta del 10% rispetto allo scorso anno, dato questo che porta in circa metà della popolazione mondiale il numero delle persone connesse alla rete.
Se il numero di persone attive sulla rete aumenta, diminuisce invece quello che si connette attraverso postazioni fisse. Chi usa personal computer fissi per navigare rappresenta il 45% del traffico mondiale nel corso del 2016, un 20% in meno rispetto al 2015. Anche i tablet seguono questo trend negativo facendo segnare un meno 21%.
Il leader indiscusso nelle connessioni è il cellulare, con oltre metà del traffico mondiale (la metà delle connessioni mobili veloci), che naviga attraverso questi dispositivi e con almeno una persona su cinque al mondo che ha fatto acquisti in rete ogni mese. L’incremento più grande è quello fatto registrare dai numeri degli utenti dei social media: 2,789 miliardi (un aumento dell’8%) di cui 2,549 miliardi si connette da mobile.
Nella sola Europa il traffico sui social da mobile è aumentato dell’11% con oltre 340 milioni di persone che si connettono tramite il proprio smartphone ogni mese.

I NUMERI IN ITALIA

Nel nostro Paese ben il 79% di quelli che hanno uno smartphone utilizza internet tutti i giorni. Nel 2015 il traffico da mobile era cresciuto del 16% (17% del traffico totale), crescita continuata anche nell’anno successivo con un +29% (21% sul traffico totale).
Anche in Italia però il dato maggiormente in crescita per quanto riguarda gli smartphone è il loro utilizzo per la navigazione social. Nel 2015 erano 22 milioni le persone che usavano il telefono per accedere alle proprie pagine social; nel 2016 gli utenti sono diventati 24 milioni.

Sim, città e case: aumenta il numero dei dispositivi online

Secondo i dati diffusi dell’Osservatorio sulle comunicazioni nel suo rapporto annuo, il numero delle persone connesse alla rete, soprattutto da smartphone, è in costante aumento.
Il rapporto, reso pubblico nel dicembre 2016, mette in evidenza come il numero delle tradizionali sim (voce + dati) si è ridotto di 2,2 milioni di unità mentre è cresciuto quello delle sim M2M (machine to machine) che ha fatto registrare un +2,6 milioni. Negli ultimi cinque anni le sim machine to machine sono più che raddoppiate, passando da 4,9 milioni a 11,4 milioni.
A far segnare il maggiore aumento però sono le sim con accesso a internet. Queste sono stimate in oltre 53 milioni di pezzi (più di una testa per ogni abitante italiano), con un aumento del 9,7% solo nel 2016. Dal 2012 a oggi invece sono passate dal 28,6% al 54,5% del numero complessivo di quelle diffuse. Un dato che va di pari passo con quello degli utenti che si connette a internet attraverso smartphone. Questi sono il 42,1% degli utenti totali con il 29% che usa i servizi di cloud per salvare documenti e file.
Leader nel settore delle sim con accesso a internet resta Tim, con una quota di mercato superiore al 30%.

NON SOLO SMARTPHONE

A essere connessi però non solo le persone ma anche gli oggetti. Il cosiddetto Internet of Things continua ad aumentare il suo fatturato che si aggira oggi intorno ai 2 miliardi di euro. L’ultimo rapporto del 2016 mostra una crescita esponenziale di questo tipo di mercato: +30% rispetto al 2014. Dalle auto private ai mezzi pubblici, dall’illuminazione stradale alle telecamere di sorveglianza, il numero delle città e della case connesse continua ad aumentare facendo immaginare la creazione di un nuovo punto di contatto tra le grandi aziende, le amministrazioni e il cittadino comune.