Cybersecurity, mancano esperti per difesa da attacchi digitali

Nel mondo manca personale qualificato ed esperto in cybersecurity. La sicurezza di dati e informazioni da mettere al riparo da attacchi di hacker sta diventando sempre più importante nelle economie di istituzioni e imprese. A rivelarlo è un report commissionato da Intel Security e CSIS, il Center for Strategic and International Studies e condotto da Vanson Bourne. L’indagine ha coinvolto complessivamente 775 responsabili delle decisioni IT operanti in organizzazioni con almeno 500 dipendenti, nei settori pubblico e privato. Anche grazie ai quattro i parametri presi in considerazione, (capacità di spesa in cybersecurity, istruzione e formazione, dinamiche aziendali e risposte fornite dal pubblico), ad emergere è l’incremento della spesa in strumenti e servizi per garantire la sicurezza informatica.

A caccia di expertise contro gli hacker

Tuttavia, a fronte di ciò, l’82% degli intervistati ammette una carenza di competenze in sicurezza informatica cui va ascritta, secondo un ulteriore 71%, la responsabilità di danni concreti e misurabili alle imprese, come perdita di dati riservati e proprietà intellettuale, che per la mancanza di talenti diventano bersagli più appetibili per gli hacker. Cloud, mobile computing, Internet of Things, così come attacchi mirati avanzati e cyber-terrorismo impongono la necessità di personale formato con solide competenze in sicurezza informatica a fronte della quale, però, gli intervistati nello studio di Intel Security e CSIS prevedono, in media, che tra oggi e il 2020 il 15% delle posizioni di sicurezza informatica nelle loro aziende rimarrà scoperto.

Via a nuovi modelli formativi nel settore IT

Emerge quindi la necessità di far fronte a questa crisi promuovendo nuovi modelli di apprendimento, accelerando la disponibilità di opportunità di formazione e fornendo soluzioni sempre più automatizzate affinché i talenti possano essere impiegati al meglio. Oltre allo stipendio, inoltre, altri incentivi sono importanti sia nel reclutamento sia quando si tratta di trattenere i talenti migliori, tra cui la formazione, le opportunità di crescita e la reputazione del dipartimento IT del datore di lavoro. Non a caso, quasi la metà degli intervistati cita la mancanza di formazione, o di programmi di qualificazione professionale, tra le ragioni più diffuse per la fuoriuscita dei talenti. 

Smau Torino, TIM protagonista con le soluzioni cloud per le piccole e medie imprese

Si è concluso venerdì 1° luglio, presso Lingotto Fiere, Smau Torino, una delle più importanti rassegne nazionali sull’innovazione. Nell’ambito dell’iniziativa, TIM ha promosso attività e momenti di presentazione delle più innovative soluzioni cloud disponibili per le piccole e medie imprese attraverso il portale Nuvola Store, le nuove iniziative dedicate a software house e system integrator e le startup del programma di accelerazione d’impresa TIM #WCAP.

I servizi di Nuvola Store

Presso lo stand TIM Impresa Semplice (D06) sono stati presentati i servizi digitali di Nuvola Store, il cloud marketplace che permette alle piccole e medie imprese di scegliere, acquistare e gestire in modo semplice e immediato le più avanzate soluzioni ICT: suite di produttività, servizi di cloud storage, messaggistica, hosting, PEC, domini internet, soluzioni per la visibilità, promozione, creazione e la gestione del proprio sito web, anche in versione ottimizzata per l’accesso in mobilità, servizi per la sicurezza, oltre ad una soluzione di fatturazione elettronica. In particolare, spazio ai  seguenti servizi innovativi: Mail Power, il servizio che abilita la gestione in tempo reale di newsletter promozionali e informative verso i clienti tramite email, SMS e social network. Grazie all’intuitivo editor integrato (Drag&Drop) permette di creare in pochi click il proprio messaggio, ottimizzato per tutti i dispositivi mobili, e distribuirlo a tutti i destinatari che si desidera raggiungere. Il sistema avanzato di statistiche di Mail Power consente di valutare, in tempo reale, il successo di ogni campagna e, grazie ai report aggregati o per utente, segnala l’interesse dei destinatari e la rilevanza dei contenuti; Vetrina Power, la piattaforma che permette di valorizzare la propria presenza sui canali web e social, fidelizzando la clientela e instaurando relazioni privilegiate con nuovi potenziali clienti. 

Le opportunità di Vetrina Power e gli altri strumenti per le PMI

Vetrina Power rende disponibili applicazioni che interagiscono, si aggiornano e vengono gestite grazie al Web Media Center, un unico pannello di controllo che consente di integrare l’insieme di servizi dedicati alla Visibilità, alla Comunicazione e al Marketing; Contatti Power, la soluzione di Digital Mobile Marketing per la gestione in tempo reale di campagne promozionali e informative per comunicare con i clienti via SMS, email e social network. Grazie alla console di gestione, permette di creare e distribuire sondaggi e contenuti digitali su tutti i dispositivi dei propri clienti, compresi gli smartphone, e di monitorare costantemente i risultati delle campagne grazie ad un efficace e semplice sistema di statistiche; Data Space Easy, il servizio per le piccole e grandi aziende che hanno necessità di archiviare, condividere e salvare in modo sicuro, facile ed affidabile, file e applicazioni. In base alle esigenze professionali, è possibile utilizzare il servizio in modalità personale o condivisa (gruppo di lavoro) per favorire la collaborazione e la produttività del team; TIM Wi-Fi Power, la soluzione che permette agli esercizi commerciali di offrire ai propri clienti un accesso semplice e gratuito alla rete Wi-Fi. Oltre alla rapida personalizzazione della pagina di benvenuto, anche dall’app dello smartphone, il servizio consente di tenere aggiornati i clienti registrati su eventi e iniziative e monitorare la “pedonabilità” del locale; inoltre può essere utilizzato in maniera integrata con Contatti Power per effettuare campagne promozionali via SMS personalizzate. Inoltre TIM presenta la Piattaforma Rivenditori, un programma rivolto alle aziende e ai professionisti che vogliano commercializzare le soluzioni di nuvolastore.it, aumentando il numero dei prodotti e servizi offerti ed ampliando il portafoglio clienti senza doversi occupare della gestione e manutenzione delle infrastrutture tecniche, concentrandosi esclusivamente sul proprio business. 

Tecnologia e digitalizzazione per lo sviluppo competitivo

TIM offre ai partner che decidono di aderire al programma condizioni economiche riservate, una vasta gamma di prodotti e servizi di alta qualità per arricchire il proprio catalogo, contatti commerciali esclusivi, assistenza dedicata e uno strumento di business automation personalizzabile: il Pannello Rivenditori, basato su una piattaforma leader di mercato. Attraverso il Pannello Rivenditori, il partner potrà commercializzare i servizi cloud di TIM aggiungendo i propri servizi professionali e associandoli direttamente ai clienti, gestire i DNS dei domini e l’intera relazione con il cliente finale, incluso billing, sconti e promozioni affidando a nuvolastore.it la gestione dei servizi e la loro definizione. 

Le startup del programma TIM #WCAP

TIM #WCAP – l’acceleratore d’impresa di TIM – partecipa a SMAU Torino presentando tre startup che si sono distinte nel programma di accelerazione 2015: Donkey Commerce, Predix.it e Xensify. Donkey Commerce è uno strumento che facilita lo sviluppo, l’apertura e l’abilitazione di un e-commerce. Permette inoltre alle PMI di internazionalizzare il proprio store attraverso la condivisione dei prodotti con altri venditori stranieri e offre servizi e spedizioni a prezzi convenzionati. Predix.it consente ai siti e agli e-commerce di analizzare il comportamento degli utenti anonimi e registrati, con l’obiettivo di incrementare il click-to-rate, ottimizzare il coinvolgimento e la profondità di navigazione e massimizzare le vendite. Xensify è una soluzione rivolta ad aziende retail con punti vendita fisici che vogliono incentivare l’esperienza d’acquisto, migliorandola e rendendola sempre più personalizzata. Si basa su una piattaforma connessa alle app del brand che monetizza le interazioni con i clienti tramite iniziative di up/cross-selling, cash-back e fidelity. TIM #WCAP Accelerator è presente a Milano, Bologna, Roma e Catania, con oltre 4.000 mq di spazio dedicati all’innovazione. 

Cloud, nel 2016 in Italia vale quasi 2 miliardi di euro

In Italia il comparto dei servizi legati al cloud computing è in continua espansione. Per il 2016, si stima un incremento del 18% per un valore di circa 1,77 miliardi di euro. A trainare questa crescita è il public cloud, stimato in crescita del 27% e proiettato verso la vetta dei 587 milioni di euro. Crescono anche gli investimenti dedicati alla Cloud Enabling Infrastructure, destinati ad aggiornare il patrimonio infrastrutturale e applicativo già esistente in azienda per l’adozione del cloud, che arriveranno a valere complessivamente 1,185 miliardi di euro.

 

Public cloud e settore manifatturiero protagonisti

I dati sono stati elaborati e diffusi dall’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, giunto alla sesta edizione e promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. Secondo l’analisi, il cloud appare in crescita inarrestabile fino a segnare un vero e proprio trend globale, nell’ambito del quale i dati italiani appaiono perfettamente in linea, in particolare per quanto concerne il public cloud, trainato dal settore manifatturiero (23% del mercato). Seguono il settore bancario (21%), telco e media (14%), servizi (10%) e, infine, il settore GDO e retail (9%).

 

Pmi e grandi imprese

Analizzando la spesa tra PMI e grandi imprese, sono queste ultime a giocare un ruolo da protagoniste negli investimenti che, per il 2016, si attestano poco al di sopra del 90%. Il tasso di crescita della spesa delle grandi imprese è previsto essere del 28%, mentre per le PMI è di poco sotto al 20%. Nella diffusione dei servizi public cloud gioca un ruolo fondamentale la dimensione dell’impresa: se poco più del 20% delle organizzazioni tra 10 e 49 addetti utilizza il cloud, la percentuale raggiunge quasi il 30% nelle organizzazioni tra 50 e 249 addetti.

 

L’opportunità del cloud per lo sviluppo imprenditoriale

Il cloud rappresenta un ambiente molto più sicuro dei data center aziendali, grazie allo sviluppo e all’evoluzione delle tecnologie. Le imprese che hanno puntato su questa possibilità, con l’obiettivo di coglierne tutte le potenzialità, hanno potuto concretamente verificare che per molte funzioni aziendali, dalle risorse umane al marketing, il cloud è una scelta vincente.

Tecnologia in rosa, donne protagoniste del settore Ict

Rilanciare le discipline Stem – Science, Technology, Engineering and Math – e superare gli stereotipi di genere che le caratterizzano: sono questi i temi che emergono dalla ricerca ‘Digital gender gap: valorizzare il talento femminile nel settore tecnologico’, condotta da NetConsulting cube per CA Technologies e Fondazione Sodalitas. L’indagine fotografa la situazione italiana delle donne impegnate in campo tecnologico, all’interno di un campione di 60 aziende coinvolte online, e gli orientamenti degli studenti delle scuole superiori in tema di future scelte formative e professionali.

Il divario di genere nel settore Ict

Secondo quanto riportato dai responsabili delle risorse umane intervistati da Netconsulting cube, nel 70% delle aziende interpellate la quota di donne che attualmente ricopre ruoli tecnico-scientifici è inferiore al 25% del totale degli addetti impiegati in questi ambiti, una percentuale che scende al 10% nel 68% delle stesse realtà quando vengono considerati i livelli manageriali/dirigenziali. Il divario di genere è quindi ancora molto elevato – lo rileva circa un terzo degli intervistati – anche se oltre il 50% dei direttori del personale partecipanti all’indagine ritiene che si tratti di un fenomeno in progressiva riduzione. Per quanto riguarda il tema dei livelli salariali, secondo il 70% degli intervistati la retribuzione annua lorda delle donne specializzate nell’It è in linea con quella dei colleghi dell’altro sesso, a parità di ruolo e anzianità. Solo il 16,7% ha dichiarato salari inferiori del 10% per le donne a livello quadro, mentre il 12,5% ha evidenziato una disparità del 10% per le donne dirigenti. Dando per assodate le competenze tecniche richieste nei vari settori professionali, le donne dimostrano attitudini molto spiccate in termini di soft skill. In particolare, i responsabili delle risorse umane sottolineano come, rispetto ai colleghi maschi, siano più inclini al problem solving (75%), al multitasking (62,5%), alla gestione dei rapporti interpersonali e al team working (45,8%). Il 41,7%, inoltre, riconosce alle donne anche maggiore creatività e propensione all’innovazione.

La presenza femminile

 Un elemento da sottolineare riguarda la presenza di addetti di sesso femminile nelle strutture Information & Communication Technology (Ict). Il 54% ha un titolo universitario e il 40% di queste ha una laurea in discipline Stem, con Ingegneria informatica e Scienza dell’informazione in testa. A fronte di una presenza femminile complessiva del 22,6% nelle aree Ict delle aziende del panel, nei casi in cui a guidare la struttura sia una donna la quota aumenta fino a raggiungere il 37,9%, mentre scende al 13,9% quando alla guida c’è un uomo. I risultati relativi all’inquadramento aziendale nelle organizzazioni Ict delle imprese interpellate rivelano una percentuale di donne a livello quadro pari al 49%, laddove il responsabile è una donna, e al 18,1% nei casi in cui a capo della struttura è un uomo. Dello stesso tenore i dati riguardanti la quota di donne dirigenti, che dal 3,5% nelle organizzazioni informatiche guidate da una donna si fermano all’1,4% se il responsabile è un uomo. I ruoli principalmente ricoperti dalle donne in ambito tecnologico sono quelli di responsabili di area (48,6%), project manager (45,7%) e sviluppatori/programmatori (31,4%). Nelle organizzazioni Ict guidate da una donna, il profilo femminile prevalente è quello di project manager. Nei casi in cui è un uomo a dirigere la struttura, le donne sono più spesso impiegate nel ruolo di sviluppatori/programmatori. 

Più esigenti come clienti, più esigenti come manager

Qualcosa però sta cambiando e si deve anche alle peculiarità dell’universo femminile, sia lato fornitore sia lato cliente. Tutti i direttori dei sistemi informativi intervistati ritengono infatti che le donne avranno un peso sempre più rilevante nella richiesta di prodotti tecnologici molto personalizzati e dotati di maggiori funzionalità e servizi (il 73,1% si dichiara abbastanza/molto d’accordo) e che, di conseguenza, l’inserimento di donne all’interno dei team di sviluppo di nuovi prodotti/servizi tecnologici può dare un contributo significativo alla creazione di offerte maggiormente in grado di cogliere e indirizzare le esigenze dell’utenza femminile (92,7% d’accordo/molto d’accordo).

 

Ict e digitale, gli studi professionali italiani diventano più competitivi

In base ad una ricerca condotta dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, raccogliendo l’esperienza di due anni di indagine su studi di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari italiani, emerge un quadro incoraggiante, all’interno del quale, tra le circa 150mila professioni giuridiche d’impresa italiane cresce la consapevolezza che l’Ict è un prezioso alleato dello studio professionale. Su un panel di 134 studi che hanno risposto alla survey dell’Osservatorio, sia tre anni fa che nel 2015, risulta che solamente l’1% di coloro che avevano dichiarato che non avrebbero investito in Ict nei due anni successivi ha poi effettivamente mancato l’appuntamento.

Più investimenti nell’Ict e più redditività

È accaduto così che, nel corso del 2015, la spesa in Ict complessiva degli studi professionali ha superato il miliardo e 100mila euro, pari a poco meno di 9mila euro per singolo studio, rispetto ai 6.300 euro preventivati lo scorso anno, di cui, però, il 53% risulta ancora destinato alle attività di gestione dell’esistente. Le tecnologie più presenti negli studi sono quelle abilitanti l’esercizio professionale, come la firma digitale, le banche dati e la gestione dei flussi telematici. Tuttavia, gli investimenti futuri riguarderanno principalmente software per la gestione elettronica documentale e la conservazione digitale a norma dei documenti dello studio (entrambe a quota 39%), nonché portali per la condivisione documentale e di attività con i clienti (34%) e siti Internet (33%). Una buona notizia, se si considera che, nel prossimo biennio è attesa una spesa di circa 1,2 miliardi di euro annui, con un’ulteriore crescita dell’8%, mentre l’universo di riferimento si conferma, per il 54%, costituito da studi di micro e piccola dimensione, con un portafoglio di clienti non superiore ai 50 nominativi e un fatturato al massimo di 100mila euro.

La tecnologia aiuta anche nell’evoluzione dei modelli organizzativi

L’altra buona notizia è che, secondo gli ultimi risultati emersi, il cambiamento ha coinvolto circa il 30% degli studi professionali nell’uso più intensivo delle tecnologie informatiche, sempre più frequente anche nel modello di business, oltre che in quello organizzativo. Da qui l’evidenza di una chiara relazione tra la redditività e l’adozione di nuove tecnologie, considerato che i professionisti con crescita in doppia cifra sono quelli che utilizzano maggiormente gli strumenti più evoluti. Tra questi, secondo le esperienze raccolte in due anni di Ricerca dell’Osservatorio selezionando 145 studi che hanno avviato o concluso progetti di miglioramento digital based in più di un’area organizzativa, emergono, per il 74%, strumenti per dematerializzazione documentale, archiviazione digitale, lavoro in mobilità e firma grafometrica dei clienti per i dichiarativi. Un altro 72% riguarda, poi, portali per la condivisione di documenti e attività che impattano sulla relazione con i clienti, mentre un ulteriore 55% è da afferire a soluzioni per acquisizione dati da altri soggetti per la pianificazione finanziaria, app per fornire un calendario delle scadenze dei pagamenti, formazione a distanza. Stando a quanto riferito dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, cresce, inoltre, propensione all’uso del cloud computing, prevalentemente per la Pec (79%) e per la posta elettronica del proprio studio (66%), mentre del 66% che non usa il cloud per l’hardware, il 37% si dice interessato a valutarlo già a partire dal prossimo anno.

Cresce la richiesta di aggiornare la formazione

Evidenziando il desiderio di interagire meglio con il mercato e di aumentare alcune abilità nell’ambito della comunicazione a crescere, è anche la domanda di formazione dei professionisti per sviluppare le abilità nell’uso dell’Ict (33%) e la comunicazione per promuovere meglio lo studio. Nello specifico, gli avvocati privilegiano lo sviluppo di competenze su contenuti giuridici legati all’Ict (27%), i commercialisti, i consulenti del lavoro e gli studi multidisciplinari la capacità di analisi organizzativa per le aziende clienti.